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LA VITTORIA DEGLI EDUCATORI: “Ci siamo anche noi!” – Sh@re

LA VITTORIA DEGLI EDUCATORI: “Ci siamo anche noi!”

Caro educatore sociale,
hai presente quei tempi in cui ti lamentavi di quanti continuavano a pestarti i piedi durante il cammino, e a riderti in faccia sostenendo che quello per cui studiavi era semplicemente una causa persa?
Tutte quelle volte che ti hanno deriso sostenendo che saresti rimasto disoccupato a vita?
Bene, denunciamo pure al mondo che la causa non era del corso di studio sbagliato, o di una passione futile, ma dell’insensibilità di un governo che fino ad adesso non ha mai riconosciuto la tua figura e la tua professione, senza contare l’importanza del sacrificio del tuo lavoro nell’ambito dell’educazione e dell’apprendimento.
Perché l’Italia non sa che oltre al maestro, all’assistente sociale, all’educatore professionale in ambito sanitario, o allo psicologo, esistono piccoli ed invisibili frammenti che giocano il loro ruolo nelle strutture più umanitarie del processo formativo, o per lo meno, che vorrebbero farlo. L’Italia ignora che per lavorare nei settori educativi, di supporto alla genitorialità, nell’ambito dell’immigrazione, nei centri sociali e di assistenza, nei centri sportivi a contatto con adolescenti, hai bisogno di avere una vera e propria vocazione al sociale per poter contribuire e giocare bene il tuo ruolo.
L’italia non sa chi sei o che lavoro fai. Delle ore che intraprendi per studiare caso per caso ogni percorso di rieducazione, per aiutare ogni singolo a uscire dal proprio circolo di difficoltà o di demotivazione.
Non sa che lotti per aiutare gli altri all’autonomia, all’indipendenza, alla voglia di vivere e credere in se stessi.
Per l’italia sei uno dei tanti ingenui che pensa di poter essere utile, ma s’illude.
Perciò, hai presente tutte le volte che hai lasciato traccia del tuo stesso sangue sui libri, urlando “Ma chi me la fa fare, se non son nemmeno riconosciuto in questo Pease”?
Perfetto, ora segna questa data sul calendario, perché da oggi inizierai a respirare!
Sei stato riconosciuto, dopo anni di lotta per far comprendere quanto la pedagogia, oltre che la psicologia, sia di sicuro un’arma necessaria all’apprendimento e alla formazione; dove lo studio della didattica deve essere affiancato alla psicologia dello sviluppo per avere un senso; e dove la sociologia e la psicologia sociale, senza l’affiancamento dello studio della storia dell’educazione non possono considerarsi materie sufficienti al processo di rieducazione in un centro di accoglienza.
È stata la commissione Cultura della Camera a dare il via libera alla proposta di legge che disciplina la professione dell’educatore e del pedagogista. Un lavoro condiviso che sarà la soddisfazione per milioni di studenti italiani che, finalmente, dopo anni, vedranno i propri sacrifici triennali riconosciuti dal governo italiano.
«Dopo tanti anni, il ruolo importantissimo degli educatori viene riconosciuto e qualificato. Avremo due figure, entrambi professionisti, formati con un titolo universitario: non ci si potrà più improvvisare educatori», ha speigato Milena Santerini, relatrice della legge in Commissione.
L’educatore L19, ora semplicemente educatore, si chiamerà pertanto “educatore professionale” e opererà d’ora in avanti nei servizi e nei presidi socio-educativi, socio-assistenziali e socio-sanitari.
Avrai, caro educatore, pertanto ben dieci ambiti e quattordici servizi in cui potrai esercitare la tua attività professionale, spaziando dai servizi 0-6 anni ai servizi geriatrici, ai servizi per le dipendenze, a quelli per la disabilità; a te affiancato ci sarà poi l’educatore professionale, che ha alle spalle una formazione più di taglio sanitario, si chiamerà educatore professionale sanitario e opererà nei servizi e nei presidi sanitari nonché nei servizi e nei presidi socio-sanitari. In sostanza, come ha spiegato Milena Santerini, «ciascuna figura opera esclusivamente nel campo più consono alla sua formazione, e entrambi sul socio-sanitario».
Pertanto studia, caro educatore, non avrai più scusanti d’ora in avanti, perché l’obbligatorietà della laurea per accedere alle professioni educative è quindi ormai vicina, manca solo il passaggio in Senato.
A tal proposito, inoltre, l’onorevole Iori ha ammesso l’anomalia tutta italiana del doppio percorso per lo stesso titolo, con le seguenti parole: «poiché in Italia oggi, oltre a Scienze dell’Educazione, anche le facoltà di Medicina laureano educatori professionali, invitiamo le università a favorire l’istituzione di corsi interfacoltà tra Medicina e Scienze della formazione per avvicinare i due profili professionali e, in prospettiva, auspicabilmente giungere a un unico profilo».

E ora, mio caro educatore, hai presente quando Bryan Adams , con un ritmo tutto proprio e incalzante, canta: “Here I am”?
Esatto, è così che presto ti sentirai: vivo! Perché la svolta che ne deriva è l’inizio della nuova era. E chissà che non sia anche l’inizio di nuove soddisfazioni e nuove sorprese.
Perché abbiamo reagito. Abbiamo lottato. Abbiamo giocato la nostra battaglia, e ne usciremo vincitori!
Perché possiamo sentirci una squadra e finalmente avere il nostro posto nel mondo.
Perché in un universo fatto di distruzione e lotta per la sopravvivenza, c’è ancora qualcosa per cui val la pena di festeggiare: il rispetto per la propria dignità!
Con affetto
Una giovane laureata che non ha mai smesso di sperare.

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